A come Agata

A come Agata

Il percorso in Chirurgia Pediatrica è un lungo viaggio per i nostri piccoli pazienti. In questo viaggio non sono mai soli: hanno le cure di medici, anestesiste ed infermieri, le coccole dei genitori sempre accanto a loro e la guida del nostro educatore Fabio presente in ogni momento importante del loro ricovero.

Nasce sempre un legame speciale con ciascuno di loro, affetto sincero, che diventano vere e forti amicizie che fanno germogliare, a volte, vere e proprie favole, favole che servono per indagare ed esplorare il vissuto dell’ospedalizzazione e comprenderne quanto profondo sia il segno che ha lasciato nel bambino.

E’ la storia de “La principessa e l’educatore” che oggi vi raccontiamo, una storia narrata proprio dal suo protagonista, l’educatore Fabio. Buona lettura

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Circa due settimane fa, durante la mia attività in reparto, ho conosciuto una bambina che fin da subito è stata rinominata “principessa Agata”. Nel momento in cui sono entrato nella stanza di degenza ho esclamato con voce squillante: “Mi hanno detto che qui c’è una principessa!” e la bambina ha risposto: ”Sì, sono qui!” Con queste semplici battute io e Agata ci siamo molto legati e attraverso l’empatia e la fiducia che hanno segnato questo incontro,  ho cercato professionalmente di aiutare Agata durante tutto il periodo dell’ospedalizzazione.

A causa di diversi imprevisti i giorni di ospedalizzazione si sono allungati e quindi ci sono stati anche momenti in cui Agata ha dovuto affrontare delle “prove impegnative”. Per supportarla in tutto ciò, le ho consegnato della “polverina magica” invisibile all’occhio adulto che avrebbe potuto utilizzare ogni qualvolta che sentiva che la paura aumentava e il coraggio veniva meno. La polverina è stata nascosta in un posto sicuro e custodita gelosamente dalla bambina. Per l’età di Agata uno strumento magico è un valido aiutante per superare i momenti più stressanti e anche in questo caso l’obiettività educativa è stata raggiunta perché Agata si è sentita più sicura e forte nei momenti più difficili per lei.

I giorni sono proseguiti e le attività e i giochi che abbiamo fatto assieme hanno aiutato entrambi per affrontare quest’avventura con maggior consapevolezza.

Un giorno, durante gli ultimi giorni di ricovero, la madre ha riferito sia a me che alla collega Benedetta che Agata le aveva riferito di aver fatto un brutto sogno dal quale aveva preso molta paura.

Come momento conclusivo del ricovero ho proposto ad Agata di inventare una fiaba. Tale attività strutturata ha lo scopo di raccogliere indirettamente (attraverso la stesura di un racconto inventato) informazioni relative all’ospedalizzazione e al vissuto di malattia del bambino; in questo caso specifico è stato proposto di fare tale attività anche per vedere se nel racconto c’erano aspetti legati al vissuto del brutto sogno che la piccola aveva fatto.

Agata ha accettato con molto piacere l’attività proposta e questo è il risultato:

La favola di Agata

 

Da questa bella fiaba ci sono molti aspetti che caratterizzano la bambina ma soprattutto si sono raccontati con maggiori dettagli le cose belle e positive che sono successe in questo periodo: dalla polverina magica ad un educatore che si è trasformato in questo caso in un mago, all’aiutante e alle fate che l’hanno accompagnata in questo viaggio. Le cose brutte sono state poche e soprattutto del brutto sogno non se n’è parlato.

Agata ha vinto e ha superato e introiettato positivamente tutto ciò che è successo in reparto. Ora sicuramente starà giocando con i suoi giochi in compagnia di sua sorella.

L’educatore Fabio

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