Quattro chiacchiere con….la dr.ssa Francesca Grandi

Quattro chiacchiere con….la dr.ssa Francesca Grandi

Francesca Grandi è un giovane medico di 31 anni, laureatasi presso l’Università degli Studi di Padova il 24 luglio 2007 con una tesi di ricerca sperimentale dal titolo “Studio in vitro e in vivo di un tessuto ingegnerizzato per il trattamento dell’ernia diaframmatica”, e successivamente specializzatasi in Chirurgia Pediatrica, a Padova, lo scorso 11 Aprile 2013! Francesca ha avuto il sostegno nella sua ricerca da parte dell’associazione Puzzle fin da maggio 2013, quando ha iniziato a delineare il progetto di ricerca per l’anno 2013-2014. In questa intervista ci racconta il suo percorso di studi e i risultati delle ricerche che sta portando avanti da diversi anni.

Francesca GrandiChe cosa ha studiato e di cosa si occupa?
Durante i 5 anni della Scuola di Specializzazione, presso la Chirurgia Pediatrica di Padova, sotto la direzione del Prof. G.F. Zanon, ha svolto attività assistenziale in Reparto, negli Ambulatori, in Pronto Soccorso Pediatrico ed ha lavorato in Sala Operatoria come chirurgo pediatra in formazione.

Francesca ha inoltre collaborato con il Prof. Piergiorgio Gamba, la Dott.ssa Paola Midrio ed altri colleghi chirurghi del bambino, alla ricerca nel campo delle malformazioni congenite infantili, settore che la affascina e la interessa fin dai tempi in cui all’Università studiava Embriologia,  Genetica e Pediatria.

In particolare dal 2012, la sua attenzione si è rivolta allo studio, all’approfondimento diagnostico delle varie possibili complicanze e dei vari possibili trattamenti, di una condizione molto rara e grave, in età infantile: la short bowel syndrome (ossia la sindrome da intestino corto).

L’interesse della Dott.ssa Grandi nei confronti delle patologie intestinali del neonato e del prematuro, si era estrinsecato anche, con la sua partecipazione al 5° Congresso Nazionale Congiunto della Chirurgia Pediatrica , dal 24 al 27 ottobre 2012 a Milano, in occasione del quale aveva presentato i risultati di una ricerca dal titolo: “LA CHIRURGIA DI RISPARMIO NELLA NEC PUO’ RIDURRE L’INCIDENZA DI SHORT BOWEL SYNDROME E QUINDI DI NUTRIZIONE PARENTERALE TOTALE?, con cui ha vinto il 1°premio SICP 2012, come miglior comunicazione clinica.

Su quale argomento verte la sua ricerca?
La short bowel syndrome, ossia sindrome da intestino corto, è una condizione di malassorbimento intestinale quasi sempre conseguente ad  interventi chirurgici che comportino resezioni intestinali, il cui risultato è la diminuzione della lunghezza intestinale al di sotto di una soglia critica che garantisce il corretto assorbimento di nutrienti, utili all’ accrescimento ed al mantenimento dell’omeostasi corporea

Spesso le cause di sindrome da intestino corto, in età pediatrica – a differenza di quanto accada in età adulta- sono da attribuirsi a malformazioni congenite (quali atresia intestinale, gastroschisi, onfalocele, volvolo intestinale) o a patologie acquisite (come l’enterocolite necrotico-emorragica o NEC), che richiedano interventi chirurgici resettivi.

La gestione di tali pazienti richiede sempre una continua collaborazione tra il chirurgo pediatra, che spesso è costretto ad eseguire non uno, ma vari interventi al fine non solo di eliminare la quota di intestino malato e non più funzionale, ma anche di allungare e migliorare il più possibile la quota di intestino rimanente, ed il nutrizionista, che segue la crescita di questi pazienti dapprima con il supporto della nutrizione parenterale totale e poi li aiuta ad autonomizzarsi da essa, restituendoli ad una vita il più possibile “normale”.

Grazie alle cure mediche intensive, alle nuove tecniche chirurgiche ed ai recenti cambiamenti nella composizione della nutrizione parenterale totale, la mortalità inizialmente molto elevata di questi pazienti, si è notevolmente ridotta, scendendo, in età pediatrica, ad un tasso del 15-25%.

In parallelo all’allungamento dell’aspettativa di vita media di tali pazienti, sono cresciute molto le complicanze di tali pazienti  e, come ovvia conseguenza, sono aumentati i costi sanitari: le ultime stime negli USA sono di 100.000-150.000 $/paziente/anno.

Nel periodo 2012-2013 la Dott.ssa Grandi ha analizzato la casistica di pazienti pediatrici affetti da sindrome da intestino corto, trattati presso la Chirurgia Pediatrica di Padova dal 1981 al 2013, ovvero negli ultimi 32 anni: ha raccolto ed analizzato la storia clinica di 30 pazienti, 15 maschi e 15 femmine, di età compresa tra 0 e 32 anni, operati mediamente a 22 giorni di vita.

Otto pazienti peraltro provenivano da altri Ospedali ed erano afferiti all’ Ospedale di Padova, in un secondo momento, dopo aver subito un trattamento chirurgico iniziale presso il Centro di provenienza: l’Azienda Ospedaliera di Padova, in quanto Centro di terzo livello, infatti, rappresenta nel Nord Italia, un bacino di raccolta per molti casi  pediatrici di sindrome da intestino corto.

Francesca Grandi
Quali sono stati i risultati del suo studio
?
Quattro su 30 bambini (circa il 13%) presentavano una lunghezza intestinale molto critica (ossia inferiore ai 40 cm) a causa di ripetuti interventi chirurgici o patologie che avevano danneggiato irreparabilmente l’intestino stesso, ed erano privi della valvola ileo-cecale, una naturale “barriera” del nostro intestino: tali pazienti sono stati sottoposti presso la Chirurgia Pediatrica di Padova a vari tipi di intervento chirurgico correttivo, che ha consentito di ottenere per ciascuno, un allungamento intestinale medio di ca. 34 cm, ovvero quasi un raddoppiamento delle dimensioni native dell’intestino.

Il tasso di sopravvivenza complessivo è risultato elevato (93.3%), negli ultimi 2 anni, in particolare, sono stati trattati chirurgicamente onde ottenere un allungamento intestinale 3 nuovi pazienti e negli ultimi 6 mesi, 2 pazienti, seguiti in collaborazione con Ospedali di altra sede, sono stati svezzati completamente dal supporto nutritivo parenterale ed hanno potuto rimuovere il catetere venoso centrale, data la sospensione delle terapie.

Fino ad oggi quindi, è emerso che i pazienti pediatrici affetti da sindrome da intestino corto, devono essere seguiti in maniera multidisciplinare, in stretta collaborazione con il neonatologo, il pediatra ed il nutrizionista: questo ha consentito di trattare in maniera adeguata e soddisfacente l’ 82% dei casi di bambini affetti da tale condizione.

Attualmente, solo 4/28 (14.3%) pazienti risultano ancora dipendenti dalla NPT domiciliare (3 pazienti, ormai diventati adulti e 1 neonato, attualmente ancora ricoverato in ospedale, che ha eseguito da poco un complesso intervento di chirurgia addominale).

Da quanto tempo la Dott.ssa Grandi collabora con Associazione Puzzle?
Francesca ha avuto il sostegno nella sua ricerca da parte dell’associazione Puzzle fin da maggio 2013, quando ha iniziato a delineare il progetto di ricerca per l’anno 2013-2014: i risultati della sua ricerca sono inoltre stati già in parte illustrati, a Lipsia, nel giugno 2013, come presentazione orale poster dal titolo MEDICAL AND SURGICAL TREATMENT OF SHORT BOWEL SYNDROME: three decades experience of a single centre, all’interno del 14° Congress of the European Paediatric Surgeons’ Association.

Il progetto di studio della Dott.ssa Grandi poi si svilupperà ancora, sempre con il prezioso aiuto dell’ Associazione Puzzle, durante il triennio 2014-2016, all’interno del suo Dottorato di Ricerca in Medicina dello Sviluppo e Scienze della Programmazione Sanitaria, a tema vincolato dal titolo “Short Bowel Syndrome: dall’eziopatogenesi al trattamento”, che si concluderà nel marzo 2017, con la stesura di una Tesi di Dottorato, che illustrerà i risultati del suo progetto di ricerca già iniziato durante il 2013, proseguito nel triennio 2014-2016.

Dove ed in che modo possono essere applicati i risultati della sua ricerca?
Francesca si propone nei prossimi 3 anni di perseguire parallelamente due filoni di ricerca, uno clinico ed  uno sperimentale, i cui risultati troveranno il loro campo di applicazione nel garantire un allungamento  dell’aspettativa di vita ed un miglioramento della qualità di vita dei piccoli pazienti affetti da short bowel sydnrome.

La ricerca clinica di Francesca si propone:
– miglioramento della gestione dei pazienti pediatrici affetti da short bowel syndrome, attraverso l’individuazione di possibili marcatori (come per esempio la citrullina), facilmente dosabili nel sangue, che possano “prognosticare” con un certo grado di attendibilità, la qualità di vita futura di tali pazienti non solo nel breve, ma anche nel lungo termine; – in modo particolare per quanto riguarda la possibilità del loro svezzamento completo dalla nutrizione parenterale;
– individuazione di un univoco protocollo di trattamento terapeutico medico e chirurgico, raccogliendo anche l’esperienza di altri centri italiani che si occupano di tale patologia: il trattamento dovrebbe essere il più possibile mirato alle caratteristiche del singolo paziente, che sono diverse da bambino a bambino, e dovrebbe commisurare l’accresciuta aspettativa di vita con la minor tossicità ed i minori effetti collaterali possibili di ogni terapia fornita.

La ricerca sperimentale, invece, si porrà l’obiettivo di studiare (come possibile alternativa alla chirurgia di allungamento intestinale ed al trapianto intestinale) e testare in modelli animali, possibili sostituti tissutali ovvero “protesi” bio-ingegnerizzate che possano in futuro consentire di allungare l’intestino, ritardando o evitando l’insorgere dell’insufficienza epatica terminale.

 

Grazie Francesca!

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