Psicologa in reparto: i primi 5 mesi della dr.ssa Bonato

Psicologa in reparto: i primi 5 mesi della dr.ssa Bonato

Sono passati 5 mesi da quando il 2 novembre 2017 ha preso ufficialmente avvio il progetto di sostegno psicologico e psicoterapeutico nel reparto di Chirurgia pediatrica dell’Ospedale di Padova, insieme alla dr.ssa Benedetta Bonato, Psicologa-Psicoterapeuta e Formatore-Terapeuta EMDR.

Grazie e insieme a Benedetta abbiamo aggiunto un tassello importante per i piccoli pazienti del reparto, ma anche per i loro genitori e tutto il personale medico. Il progetto nasce, infatti, dopo i corsi di comunicazione e relazione che la nostra Associazione ha sostenuto lo scorso anno e che hanno coinvolto tutto il reparto per una migliore e più attenta accoglienza del bambino e della famiglia in ottica PFCC (Person and Family Centered Care), realizzati sempre con il contributo della dr.ssa Bonato.

Questo spazio dedicato all’ascolto e all’elaborazione permette un percorso facilitato e una gestione più efficace del paziente e della famiglia: momenti di grande valore che hanno portato in questi primi mesi a risultati importanti, come ci racconta la stessa dr.ssa Bonato, resi ancora più preziosi dalla collaborazione con l’educatore Fabio e con l’arte-terapeuta Francesca.

Buona lettura!

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Bentrovati a tutti! Mi accingo a scrivere una piccola relazione di questi primi 5 mesi in reparto e, da subito VI RINGRAZIO e sono debitrice del sostegno.

L’avventura è iniziata a novembre e, a distanza di qualche mese, i volti dei bambini e dei loro genitori iniziano ad affollarsi nella mia mente. Ne ho assistiti circa una quarantina, tra bambini e famiglie segnalate dai medici, vecchie conoscenze del reparto, bambini in approfondimento diagnostico ed esordi, bambini più gravi che poi seguo e sento nel percorso in altri reparti o a domicilio, bambini che sembrano transitare per il reparto per pochi giorni ed interventi semplici, ma che ti fermano e hanno bisogno di una parola o di allentare la tensione pre-operatoria.

In un’ottica di approccio bio-psico-sociale, in equipe, ho cercato di coinvolgere i bambini e le loro famiglie nel percorso di sostegno psicologico e di elaborazione dei vissuti legati al momento dell’ospedalizzazione, delle comunicazioni e del rientro a casa. Ho raccolto storie di vita e momenti di  paura, tensione, preoccupazione da arginare, ma anche tanti sorrisi, momenti di distrazione e ancor più di consapevolezza in casi di diagnosi complesse. La forza dei bambini coinvolge i genitori e diventa un circolo virtuoso per entrambi. Spesso le famiglie allentano anche reazioni aggressive legittime, che, però, complicano il ricovero e le comunicazioni in reparto se non si sentono sufficientemente accolti od ascoltati. Su questo si lavora tutti, a cominciare dalle comunicazioni mediche, a trovare i tempi giusti, a rielaborare le informazioni con più tempo se le emozioni prendono il sopravvento e le famiglie sembrano disorientate. Ecco..servo ad arginare l’allagamento emotivo che di per sé annebbia l’elaborazione cognitiva e fa sembrare le persone poco comprensive.

L’idea è nata per iniziare a creare un primo reparto in ottica PFCC (Person and Family Centered Care), dove tutti gli operatori del reparto sono coinvolti, nei diversi ruoli, a prendersi cura del bambino e del suo sistema familiare per ottimizzare le comunicazioni, la presa in carico globale, la gestione delle cure ed aumentare la compliance medico- paziente. Nulla di diverso da quanto magistralmente già si facesse in reparto (dalla sale, ai medici, agli infermieri spaziali, agli operatori con ogni titolo) ma piano piano procediamo su questa linea, allenando le capacità di ascolto e di feedback e trovando spazi di confronto anche tra operatori su casi specifici, spazi che vanno da consegne pratiche, ad informazioni da condividere a momenti di mutuo-supporto per situazioni che toccano anche chi assiste.

Non vi elenco i casi, ma l’elaborazione psicologica avviene per tempo di ascolto, attraverso le parole, i disegni dei bambini o i giochi attraverso cui rielaborano le loro emozioni e raccontano di sé. In alcuni casi si sono utilizzate tecniche più specifiche di psicoterapia legate all’EMDR (Eye Movement Desensilization and Reprocessing), per l’elaborazione dei traumi o per la preparazione pre-operatoria. Qualche bambino o ragazzo è sceso in sala pensando a luoghi piacevoli e con tocchi sulle spalle, questo specialmente in casi di ansia, quasi panico ed in casi di assenza del nostro Fabio che se ne occupa con altrettanto intento rilassante e di consapevolezza.

Proprio la collaborazione con l’educatore Fabio, sta portando frutti nell’aumentare e sperimentare le forme di elaborazione, unendo gioco, disegni, fiabe, letture e musica (le canzoni sono un ottimo aggancio a tutte le età). Insieme poi cerchiamo spazio per confronto per il benessere globale del bambino. Alcuni sono inclusi in progetti della Pediatria e portati a fare Pet Therapy, altri lavorano in stanza od in sala giochi. Con le risorse a disposizione, capita spesso che, mentre i bambini sono impegnati con Fabio, ci sia più spazio ancora per parlare meglio con i genitori presenti e raccogliere i loro vissuti.

Da qualche mese la collaborazione si è estesa anche ai laboratori di Arte-terapia in trio con Fabio e Francesca, ognuno con il proprio ruolo, ma con l’intento comune di confrontarci poi e mettere insieme le informazioni che ognuno coglie. Questa esperienza è davvero potente per i ragazzi…di chi vuole disegnare o anche solo di chi vuole fare una scritta che di solito diventa espressione di GRAZIE AI MEDICI E A TUTTI per averli salvati, aiutati e sostenuti. Anche in queste occasioni mi capita di poter ascoltare meglio i genitori e vedere la loro soddisfazione con i disegni prodotti.

Ah…mi sono divertita moltissimo con la befana, a fare il folletto di Babbo Natale, il pasticcere (o la pasticciona meglio) con tutte le favolose, attività proposte dal vulcano Caterina- Puzzle. Anche questi sono momenti super divertenti e di distrazione, ma spazi per me di osservazione privilegiata e di nuovi legami con i bambini e le famiglie.

In fondo, due sono le parole che mi accompagnano: la prima è RESILIENZA; la RESILIENZA  da riattivare con tutte le attività descritte sopra , che si tende a perdere in diagnosi e ricovero, ma che, con fiducia, si rinforza nuovamente per rientrare a casa con un’esperienza tosta, ma anche di crescita alle spalle, tanto per i bambini, quanto per le famiglie. Ho in mente bambini andare via felici di rientrare, ma anche sereni nel guardarsi indietro e genitori più attenti, consapevoli…qualcuno anche cresciuto nel prendersi cura,  nella relazione.

La seconda è ASCOLTO, l’ascolto che apre le porte, permette all’altro di guardarsi allo specchio, di trovarsi o meno, di esprimersi liberamente senza pre-giudizi o timore di interpretazione. E, rinnovando il GRAZIE iniziale, lascio ad un messaggio recente parole per riassumere e dare senso:

“ …comunque ti devo ringraziare, mi ha aiutato tantissimo parlare con te, mi sono sentita capita e ho buttato fuori una gran parte di me che stava male!”

NON SERVE ALTRO…A PRESTO!

Benedetta

 

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